MISSIONE


LA MISSIONE DI SANTA TERESA DI LOS ANDES

Trascriviamo qui sotto qualche estratto di un articolo del Padre Marino Purroy, ocd, che fu vice-postulatore della causa di canonizzazione di Teresa e poco dopo del quinto centenario dell’evangelizzazione del’America (1492-1992). È stato pubblicato nell’album : Santa Teresa de Los Andes - Orden del Carmen Descalzo - Chile.

Canonizzando Teresa di Los Andes, la Chiesa presenta al mondo cristiano uno dei suoi frutti più riusciti dei cinque cento anni di evangelizzazione in America. La propone come esempio, intuendo che il Signore vuole usarla come strumento per rinnovare e rivitalizzare la fede delle nazioni d’America.

Dalla sua infanzia, Teresa ebbe il carisma di avvicinare gli uomini a Dio ; continua a farlo dal suo Santuario e con i suoi scritti, la sua simpatia, la sua giovinezza e la sua gioia contagiosa.

Dalla canonizzazione, Teresa "la perla della famiglia Fernandez Solar", "la figlia prediletta della Chiesa cilena", dono di Dio per il Cile, modello stimolante per la sua gioventù, è diventata universale.

Allargando in questo modo il suo raggio di influenza, continuerà la sua missione mettendo all’opera il suo carisma, svegliando la fame e la sete di Dio nel nostro mondo materialista. Potrà ormai saziare la sua sete insaziabile di far cercare Dio agli uomini (cfr. Lettera 104). Senza frontiere per limitare il suo zelo apostolico, annuncerà al mondo intero la felicità di conoscere ed amare il Signore.

I grandi dottori della spiritualità (santa Teresa di Avila e san Giovanni della Croce) lo hanno detto chiaramente: l’uomo è un essere aperto alla trascendenza. Come creatura di Dio, dipende da Lui e tende irresistibilmente verso di Lui. Ha un bisogno esistenziale di Dio, che è il centro e la ragione della sua vita. L’uomo è chiamato ad entrare in comunicazione, in comunione con Dio. E se non da libero corso a questa tendenza irresistibile, se diffonde verso l’esteriore, ne risulta profondamente insoddisfatto, anche se gode di tutte le creature. Si espone alla degradazione, come il figlio prodigo ridotto a mangiare come i maiali.

Da lì l’invito insistente di tanti maestri a vivere in comunione intima con il Signore per poter realizzarci nella nostra pienezza, per riuscire a dominarci noi stessi e per diventare signori di tutti i beni.

È urgente rispondere a questo invito. Ma i scritti meravigliosi di santa Teresa di Avila e di san Giovanni della Croce (dottori indiscutibili dell’orazione), che incantano i specialisti, non giungono alla maggioranza delle persone. Questi non ne hanno l’accesso. Ecco perché il Signore ha avuta la cortesia delicata di offrirci questa dolce e simpatica carmelitana cilena, confidandogli la missioni di fare eco e di amplificare il messaggio spirituale di Teresa di Avila e di Giovanni della Croce per la nostra epoca.

Teresa di Los Andes si trova nelle migliori condizioni per gridare questo messaggio alla nostra società, ripetendolo ben forte: non pensiamo che ci sia un vuoto dentro di noi. Siamo abitati da inospite meraviglioso che è Dio, e dobbiamo aprirci a Lui, confidare in Lui, se aspiriamo a diventare pienamente uomini e veramente felici. "Unendomi al suo Essere divino, mi santifico, mi perfeziono, mi divinizzo", scrisse Teresa (Lettera 121)

Sarà difficile trovare una miglior messaggera di questa verità. In effetti, le nazioni di America Latina sono giovani: 60% della popolazione ha meno di 30 anni. Teresa fu una brava ragazza, simpatica, gioiosa, comunicativa, sportiva, che tento di rendere affabile la virtù. Parla un linguaggio accessibile a tutti.

"Come vorrei che tutti amino Dio, ma innanzi tutto che lo conoscano", scrisse (Lettera 60). La sua vita e i suoi scritti sono un invito entusiasmante a trattare in modo familiare con Dio, via il Cristo. A partire della sua prima comunione, "facevo la comunione ogni giorni e parlavo con Gesù a lungo" (Diario 6). Prima di entrare nel Carmelo, aspirava già a fare della sua esistenza un’orazione continua. Parlava con Gesù ovunque, anche per strada, durante le sue passeggiate e le feste. Suo fratello Lucho dichiarò che "la sua anima era inginocchiata davanti a Dio". Teresa sentiva un bisogno urgente di pregare. Dal chiostro proclamò che, come gli innamorati che cercano la solitudine per comunicare tra di loro, lei trovava la sua felicità di vivere nascosta nel Cristo, sommersa nell’Essere infinito, senza che niente venga ad interporsi tra loro.

Teresa convince invitandoci ad entrare in relazione con il Cristo. Ci insegna a trattare con Gesù in modo familiare, senza parole ricercate né metodi complicati, a parlare con Gesù cuore a cuore.

Ci convince perché questa conversation con Gesù non è né evasione né alienazione. Esige di ascotare la voce del Cristo, di essere disponibile per compiere la volontà divina, di impegnarsi ad eliminare tutto ciò che dispiace a Signore fino ad ottenere la configurazione con il Cristo (Lettere 56, 58; Diari 16, 22, 28).

Teresa convince perché il frutto di questa conversazione è il sacrificio dell’egoismo, il fatto di essere seppelliti con il Cristo e di risuscitare come uomini nuovi, uniti spiritualmente al mondo intero (Diario 58), nello stesso modo nel quale Teresa si sacrificò per ottenere la felicità di altrui (Diario 20; Lettera 35) e fece della sua vita un’offerta per il saluto dell’umanità.

Convince perché invita ad una preghiera nella quale si impara a conoscere e ad amare Gesù (Lettera °41), a scegliere Lui con determinazione e a raccogliere energie per amarlo tutto il giorno (Lettera 105), che è il modo di fare della vita un’orazione continua. Pregando in questo modo, l’uomo della strada, che non può vivere in dialogo permanente con Dio come il monca, può e deve anche lui vivere tutto il giorno con Dio e secondo Dio, compiendo sempre ed in tutto la volontà divina, trasformando la sua esistenza e il suo lavoro in melodia d’amore, in ostia di lode alla Santissima Trinità.

Teresa convince perché la sua vita è centrata sull’essenza del Vangelo. Toccata dal Cristo, innamorata di Lui, camminando sempre con Lui, imparò a organizzare la sua vita, ad armonizzare il sé stessa il divino e l’umano, la relazione con Dio e la relazione con gli uomini, in una sintesi invidiabile, raggiungendo un grado poco comune di padronanza di sé, di equilibrio e di maturità, fondamento della sua gioia contagiosa.

Uno dei più grandi servizi che noi cristiani possiamo fare alla nostra società malata di tristezza, angoscia e depressione è di mostrarci felici. Teresa è un’eccellente testimone del fatto che la felicità è fedeltà verso Dio: "fuori di Lui, non esiste nessuna possibilità di gioia" (Lettera 116).

 

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